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Ho voglia di divertirmi

17 Maggio 2008

In troppo sole sono vissuto durante questo tempo che costituisce il mio passato recente. Troppa luce troppa aria. Qui su Drone il cielo plumbeo torna a gravare sulla mia testa, la pioggia sporca penetra le mie ossa ed i grattacieli non mi permettono che di seguire la linea dei marciapiedi infangati che ne segnano il profilo. Casa! Finalmente casa. Respiro a pieni polmoni quest’ aria che sa di riciclo, di gas, di fogna. Ombre sfuggenti guizzano contro i muri, occhi che spiano dai vicoli scuri. Tensione elettrica nell’ aria che pare viva. Mi manca il There’s no Heaven, le sue luci acide, l’ odore di droghe esotiche miste a sudore. La carne nuda delle ragazze sul palco ed il pubblico animale che le guarda famelico. Quella scala in mezzo al locale e tutte le porte oltre le quali nemmeno la fantasia più spinta riesce a spingersi; solo la realtà  sa andare sempre oltre. Cammino per le strade spoglie della periferia. Deliberatamente provoco Drone. Non mi sono ancora cambiato. I miei abiti non mi permettono di passare inosservato e mi denunciano come straniero: gli stranieri sono facili bocconi per i predatori di Drone, anche per quelli più infimi. Voglio divertirmi oggi. Sento già  che mi stanno seguendo. Sono tre. Si muovono silenziosi, così credono. Una di certo è una donna. Giovane. Avverto le loro vibrazioni nell’ aria. Probabilmente uno è un mutante, molto grezzo però: un esperimento non riuscito, non sarebbe qui altrimenti ma avrebbe il suo bel posto nei quartieri alti o nella polizia. Faccio finta di nulla, voglio giocare. Io sono la brace che aspetta solo un pò di aria per tornare ad ardere come fiamma viva. Io sono il dormiente che si risveglia, ma loro non lo sanno…ed oggi ho fame. Uno scroscio di pioggia più forte degli altri, svolto in un vicolo laterale. Un solo lampione che emana una luce giallastra che sembra malata. Un gatto nero attraversa la strada indifferente. Il ballo ha inizio. Lei è là, sotto il lampione, la schiena appoggiata al muro. Si mordicchia un dito. Capelli corti neri bagnati dalla pioggia le si appiccicano sulla fronte. I pantaloncini di pelle molto sgambati mettono in risalto la pelle chiara delle sue cosce prima che scompaia dentro agli stivali neri borchiati(lo so, non sono borchie ma stelle da lancio ben affilate). Il giubbetto aderente le strizza i seni verso l’ alto. Provocante nella sua noncuranza, si stacca dal muro e mi si avvicina lentamente: "Vuoi qualcosa, straniero?". Non mi guarda mai negli occhi, fissa la mia gola mentre mi parla con la voce bassa e strascicata che ha studiato mille volte davanti allo specchio, per accompagnarla ai movimenti delle mani e dei fianchi.  Mentre mi parla sento l’ attivarsi sommesso di un relè e lo scattare infinitesimo di una molla. Piccola umana, tentativo di cyborghizzazione di basso livello. Gli innesti nelle tue braccia sono troppo superficiali. Una dose di adrenalina sintetica per caricarti prima dell’ attacco. Un riflesso metallico nel tuo occhio mi rivela un’ ombra che si muove dietro le mie spalle. Fingo noncuranza e muovo un passo verso la ragazza. "Che cos’ hai da offrirmi piccola?", le dico mentre il mio sguardo segue una vena che dal suo collo prosegue lungo la spalla. Il mutante avanza alle mie spalle attaccato al muro come un geko. Il respiro profondo di lei, caldo e avvolgente mentre con un solo movimento del medio apre il giubbetto fino a scoprire due seni sodi che culminano in due capezzoli rosei su cui lascio vagare il mio sguardo. Ed è in quello stesso respiro che con la mancina estrae la lama ricurva del suo pugnale. Troppo facile prevederne le mosse. Mi scosto di poco. Il movimento dal basso verso l’ alto della sua mano armata è rapido, ma passa ad un centimetro dal mio corpo. Il mutante si stacca dal muro e mi balza addosso. Sento il suo corpo aderire alla mia schiena il suo peso gravare sulle mie spalle. Con un calcio mi fa piegare le gambe. Mentre cado in ginocchio nella mia mano spunta una lama opaca. La lancio: ho una mira perfetta, sempre. La piccola urla stupita quando vede la lama spuntare dal dorso della sua mano dopo aver trapassato il palmo. Recide i tendini, e la blocca con le dita spalancate. So il dolore che prova, la lama è trattata con una sostanza proibita che mi sono portato dietro: a contatto col sangue entra subito in circolo ed agisce sui centri nervosi, stimolandoli e rendendoli iperattivi ed ipersensibili. Come una marcia di locuste che dalla mano si muovono verso il cervello sta dilagando in tutto il suo corpo. Vedo la smorfia sul suo volto, l’ urlo di dolore che non riesce nemmeno ad uscire dalle sue labbra contratte. Si accascia a terra in preda a convulsioni ritmiche, un poco di bava alla bocca. Non dura a lungo l’ effetto, ma il suo ricordo non lo cancellerà mai. Mi occuperò dopo di lei. Non è il mutante che deve uccidermi, in questi gruppi ognuno ha il suo ruolo. Gli permetto di immobilizzarmi. E’ ora che spunta l’ umano. Fa la sua entrata alla grande, è il capo. Cammina lento, passa accanto alla ragazza senza nemmeno degnarla di uno sguardo. Mi fissa negli occhi con un mezzo sorriso. Un fucile a canne mozze sulla spalla. Sembra uno di quei film di tanti anni fa, prima ancora che iniziasse questa pioggia infinita. L’ ho detto: voglio divertirmi, voglio essere ciò che sono. Non sono un cyborg, non ho innesti sotto la mia pelle. Io sono molto di più. Sono un esperimento che è andato oltre, un addattamento impossibile di più fili genetici. Il ritmo del mio sangue nelle vene cambia. I miei muscoli pulsano. L’ aria intorno a me vibra e si coagula in una spirale nera. Il primo vortice inizia a stringere il mutante che mi sta alle spalle. Non lo tocco, ma sento le sue ossa flettersi fino a raggiungere il punto critico di elasticità . E poi di colpo sento quel rumore secco, uno schianto. La sua cassa toracica deforme si accartoccia contro la mia schiena mentre spuntoni di ossa trapassano i suoi polmoni la sua carne la sua pelle fino ad uscire biancastre e sporche di un sangue quasi marrone a farsi lavare sotto la pioggia battente. Stringo ancora il vortice e la sua testa esplode in sordo rumore liquido di sangue e materia cerebrale. I bulbi oculari schizzano fuori descrivendo una parabola armoniosa perfetta prima di atterrare sull’ asfalto lurido di grasso e di rifiuti. L’ umano invece è troppo lento! Pensa prima di prendere la mira, respira prima di allineare il fucile col mio torace. Troppo tardi. Quando è pronto per sparare ha già  una lama piantata nella pancia che lo trapassa e gli spunta da dietro la schiena. Una goccia rosso cupo stilla dalla punta della katana. La bocca aperta in un rivolo di sangue che non può trattenere, gli occhi mi fissano increduli. Faccio salire la lama verso l’ alto aprendomi la strada attraverso le sue costole. Rumore di metallo carne e ossa che si spezzano. Non ho pietà,  il mio istinto animale è libero, come un predatore antico, per fame e per ferocia libero la mia vittima dal suo involucro prima ancora che abbia il tempo di morire. Ho io il suo fucile in mano. Bello maneggevole carico soprattutto…quando premo il grilletto le due canne eruttano simultaneamente un carico di fuoco e piombo e la sua faccia si trasfigura. Un secondo dopo la sua testa si trasforma in una piccola supernova che si sparge per tutto il vicolo. Dilettanti! Piccoli predatori di periferia senza la minima idea di che cosa sia la vera lotta. Recupero la mia katana, la ripulisco dal sangue, distendo i muscoli mentre ne apprezzo il peso perfettamente bilanciato, respiro quieto ora. La guardo. E’ rimasta solo lei. Si è tirata a sedere per terra, la schiena appoggiata malamente contro il muro. Non ha ancora avuto la forza o il coraggio di estrarre la lama piantata nella sua mano. Sconvolta, il ricordo del dolore ancora vivo nelle sue membra. Mi avvicino a lei. Leggo il terrore nei suoi occhi, ha visto che cosa ho fatto ai suoi compari. Ha ragione, anche io avrei paura fossi al suo posto. Ma non sono al suo posto! I miei occhi sono di fuoco l’ aria intorno a me potrebbe anche essere di fiamma, essere elettricità . Avanzo lento fino ai suoi piedi. "Non ti muovere, non ti conviene. Ho in mano la tua vita ed il tuo destino.". Quante volte si ripete nella mia memoria questa scena, quante donne quante vite ho plasmato. Quante ne ho distrutte completamente, quante soggiogate. Poi inevitabilmente il mio pensiero va ad Amina, a Lisa e a te mia piccola Mooney, solo te che sopravvivi a tutte e che solo ora stai trovando la tua strada, anche se non lo sai. La mia mano avvolge bene l’ elsa della katana. Con la punta percorro il corpo della piccola teppista. La vedo ritrarsi, vorrebbe fondersi col muro. Ma non può svincolarsi. "Tranquilla piccola, non ti muovere, potrei anche decidere di non farti del male… forse!" I suoi seni sono ancora scoperti. Piccoli, pallidi, i capezzoli rosei e ben pronunciati. Fermo la punta della katana proprio sullo sterno e spingo leggermente in modo che la pelle si inarchi senza lacerarsi. "Come ti chiami stronzetta? Un consiglio parla lentamente e respira piano…basta un movimento affrettato per veder zampillare il tuo bel sangue." "M-M-Magda…mi chiamo Magda…", mi risponde con un filo di voce. "Bene Magda, allora se fai la brava bambina ora faccio una cosa per te. Ma non provare a fare cose stupide. Hai visto cosa posso farti vero? E per ora non voglio farti nulla." Fa di sì con la testa. Sposto la katana e la vedo tornare a respirare. Mi chino e mi inginocchio con le gambe una per parte a bloccare il suo bacino. Mi fermo a guardarla. Il viso è duro e sgarbato, ma i lineamenti sono belli, a parte il setto nasale storto, probabilmente rotto in una qualche lite. Nulla che non possa essere ripristinato. Capelli neri corti e occhi profondi, neri anche loro. Carnagione chiarissima. Potrei ucciderla ora e nemmeno se ne renderebbe conto.  Per un attimo l’ idea di prenderle la vita mi tenta. Basterebbe poco, anche solo un mio dito: quando sono in caccia i miei artigli sono lunghi ed affilati, con uno ora seguo il profilo del suo collo lasciandomi dietro una finissima incisione rossa da cui escono microscopiche goccioline di sangue che subito si rapprendono. Basterebbe affondarlo ora,  proprio qui nella carotide, ma non lo faccio, scivolo giù, una perfetta linea retta dal mento fino in mezzo ai suoi seni. Sa resisitere alla paura e al dolore, e questo mi piace. Non si è più mossa, mi guarda con aria di sfida, fiera e spaventata. Si è ripresa. Sento il sangue che torna a scorrere nelle sue vene. Prendo la sua mano con la lama ancora piantata dentro. Un guizzo di vera paura nei suoi occhi, il ricordo di quel dolore non lo può cancellare. Senza esitare estraggo la lama, improvviso, un unico movimento fluido finchè la mano è libera ed inizia a sanguinare. La porto alla bocca e la lecco. Famelico ed eccitato. Il suo sangue scivola sulla mia lingua fin nella mia gola. Sento i suoi muscoli contrarsi, spaventata. Smetto e la guardo negli occhi. La sua mano non sanguina più, anche questo è un mio potere. Ma ora lei è dentro di me ed io mi sintonizzo sulle sue molecole, sul suo codice genetico. Ho la chiave per entrare nella sua mente. Ed ora lei è mia. Non amo annullare la volontà  di un essere vivente, mi limito a suggerire, a far balenare nei suoi occhi e nella mente possibilità  inesplorate. A far cadere le barriere che rendono la vita monotona e legata ad una qualche morale arbitraria. Le lascio possibilità  di scelta, salvo poi prevaricare anche quella. Sono un bastardo, sì lo so. Come so che non opporrà  resistenza mentre le sfilo gli stivali e poi le tolgo quei pantaloncini aderenti che porta con aria strafottente. E’ nuda ora. Mi piacciono le ragazze nude, il loro corpo teso nel desiderio o nella paura. E’ poco più giovane di te Mooney, atletica ma non muscolosa, ossatura minuta. Una cicatrice proprio sopra il pube divide a metà  la sua corta peluria nera. Proietto nei suoi occhi l’ immagine di te mia Mooney, di te mentre sali sul palco per ballare con Tiffany(oh sì so anche questo, io so tutto e ho visto tutto anche se non ero là). Tu che ti strusci con Tiffany, il tuo seno le tue labbra la tua voglia di lei. Sei spudorata, te ne freghi della gente che vi guarda, degli uomini sui divanetti che si masturbano da dentro i pantaloni, hai voglia di lei e cerchi il suo sesso con le tue dita, la tocchi da sopra i pantaloncini, un sesso caldo e bagnato, i vostri capezzoli che si toccano…come ora Magda tocca i suoi di capezzoli muove le gambe al ritmo della musica che le sparo in testa. Ora è lei a creare immagini; sta rispondendo bene, sente la sua fica che pulsa. L’ immagine di un uomo che la prende da dietro, lei stringe i muscoli e gli massaggia il membro da dentro mentre lui la penetra. Con le mani mi apre i pantaloni ed estrae il mio membro. Nei suoi occhi si accavallano esperienze, orgasmi vissuti e spiati. Si accavallano uomini e donne, un mutante dalle particolari predisposizioni sessuali e poi è solo il mio cazzo che la invade quando se lo porta alla bocca. Con la lingua contorna la cappella aperta e poi lo prende tutto. Ingorda lo ingoia succhiandolo a fondo. La lascio fare e godo. Godo mentre mi proietto nella mente di lei e sento come la sua lingua gioca con il mio membro. E quando le sue mani avvolgono i miei testicoli è allora che lascio che il mio sperma monti e in un’ eruzione inondi la sua bocca. Ingoia tutto la piccola avida e vogliosa. Ora anche io sono dentro di lei. E’ legata a me a doppio filo. Non potrà  più annullare questo legame. Mi occupo di lei ora…abbasso la testa in mezzo alle sue gambe e ne assaggio il sesso. Buono, con odore forte e pungente. Il suo succo è abbondante e vischioso. La prendo fino a che la sento mugolare e poi erompere in un urlo liberatorio. Non è ancora il momento di penetrarla come sai tu Mooney…ma non è bene lasciare una donna vogliosa insoddisfatta e tutte le donne sono vogliose. Mi rialzo e la guardo, lei sorride vagamente. Non sa ancora che cosa la attende. "Che tu l’ abbia capito o no, piccola, ora sei mia. Ti chiamerò presto e tu verrai al There’s No Heaven!", poi prima che lei abbia il tempo per capire scompaio nella notte.

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  1. 18 Maggio 2008 a 10:58 | #1

    Mah… devo fare un viaggio su Drone… almeno trovo qualche essere (femminile) che si faccia “analzzare” per bene da me!!

    :D D

  2. 18 Maggio 2008 a 22:42 | #2

    la tua fantasia é mostruosa…

    ma nella vita chi sei???

    un abbraccio

    luca

  3. 19 Maggio 2008 a 17:15 | #3

    Eh già, a volte penso proprio che ci sia rimasto solo quello, una sorta di nuova carboneria segreta in cui il sognare è l’unica concessione al grigiore generale. Un bacione e come sempre complimenti per l’eccitante post, la parte finale mi ha dato brividi imprevisti…

  4. 20 Maggio 2008 a 12:53 | #4

    Sono qui..

    Sono tornata..

    Devo riscattare tutto quello che non ho avuto da te..e da Drone in tutto questo tempo..

    Voglio le carezze..

    Un abbraccio..

  5. 21 Maggio 2008 a 23:52 | #5

    Chissà… forse Hunter non è ancora uscita per una lunga notte di caccia… forse faccio in tempo a dirle che mi è mancata molto… forse faccio in tempo a salutarla con una dose di baci e carezze che l’accompagnerà fino al sorgere del sole…

    ‘notte Pen… tornerò domani per leggere il tuo post, adesso è ora di cadere tra le braccia di Morfeo…

  6. 23 Maggio 2008 a 10:05 | #6

    Eccomi…

    Dalla notte al giorno…

    Sempre su Drone…

    Per dare e ricevere CAREZZE…

  7. 23 Maggio 2008 a 22:48 | #7

    per certe sfumature io & te siamo simili…

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